Dovrei scrivere un testo per capodanno, lo scenario è quello solito, fuori nevica, fa freddo, e ci sono le luminarie natalizie coperte di neve che le rende molto meno livide e spaventate.

Precipita su tutto ciò l'aggressione israeliana a Gaza, la conta dei morti, i particolari agghiaccianti, le parole altisonanti, l'orrore quotidiano che ancora una volta ci fa dire che questo non è stato certo un buon anno!

Sommersi dalla neve, non tantissima, ma sufficiente a bloccare la viabilità, non riusciamo neppure a raggiungere un luogo in cui insieme si manifesti pubblicamente il nostro dissenso, l'orrore, la solidarietà ad un popolo martoriato, a persone, donne, uomini, anziane ed anziani, e bambini, i tanti bambini e bambine che sono la linfa vitale di quelle terre. Quanti riceveranno un ulteriore colpo alla loro infanzia, quanti vedranno il loro futuro rinchiudersi in una fossa comune? Quanti altri mutilati invalidi permanenti, impossibilitati a vivere una vita normale ?

Mentre le notizie si susseguono diviene sempre più difficile chiudere gli occhi o guardare altrove, anche se incombe su di noi una forma di ottundimento che ci rende insensibili all'orrore e non riusciamo a pensarci capaci di aiutare una soluzione.

Ma una cosa è certa: non si può tacere, lasciar correre le notizie ufficiali, con la litania della risposta ai razzi Kassam, il diritto di Israele a difendersi, la morbida riprovazione dell'intervento che ufficialmente invita a fermarsi, ma palesemente sostiene ed aiuta, fornendo armi, sostegno e comprensione, o aiuti “umanitari” sotto i bombardamenti, per avvallare la dichiarazione che “noi non siamo contro i civili....” già, perchè i 400 morti, indipendentemente dall'età e dalla propria collocazione, sono tutti militanti, che sono comunque civili, ma abbiamo individuato in Hamas il mostro, e quindi i mostri si distruggono, non si guarda tanto per il sottile, figli e figlie di un mostro non sono che mostri più piccoli, hanno perso la loro identità di persone, per loro i diritti umani, la convenzione di Ginevra e quant'altro non esistono, non riguardano i mostri. Questi si possono impunemente affamare, spaventare, uccidere a tradimento, imprigionare in un ghetto a cielo aperto, trafficare più o meno palesemente per fomentare lo scontro tra le varie fazioni, e nessuna possibilità può essere data, ne ora, ne in precedenza, ne dopo, per avviare colloqui, incontri che pongano fine all'assedio, alla fame, alla distruzione. I mostri fanno orrore e non hanno rappresentanti, anzi questi possono essere incarcerati, uccisi impunemente...  Aver trasformato nell'immaginario ufficiale i Palestinesi in non persone, in entità subumana non definibile in corpi, persone, sentimenti, è stata l'opera prima cui si è dedicata la diplomazia israeliana, perchè ogni ferocia venga consentita, perchè nessuno si alzi ad urlare il suo orrore: l'aggressore diviene aggredito, diviene la vittima, ed il responsabile è un intero popolo, ridotto a “problema” strumentalizzato persino nell'aggressione con un cinismo senza limiti a fini elettorali: più morti a Gaza più voti al partito di governo.

E qualcuno qui da noi pretende ancora di barcamenarsi tra condanna al lancio dei razzi kassam e dell'aggressione israeliana, conseguente si dice a quella piccola, quasi innocua aggressione. Ora io so bene che gli abitanti dei villaggi presi di mira dai razzi non dormono sonni tranquilli, e che persino una donna è morta nel crollo della sua casa, e mi sembra ben poco utile per i palestinesi di Gaza questo dispiegamento di fragili forze, questi danni, ma è un alibi così fragile, una foglia di fico, usata da Israele come scusa per nuovi attacchi questi sì distruttivi, e la vita sempre più difficile, la fame, la morte che accompagna le giornate incerte dei palestinesi.

Gaza è in prigione, affamata ed esausta, Israele è forte, arrabbiata, solida, e ricca di armi ed esercito regolari: chi ha il potere di fermare la spirale, di avviare un diverso discorso?

Si chiede ad Hamas, mentre lo si demonizza e bombarda, di far cessare ogni lancio di razzi, da chiunque vengano lanciati, in pratica gli si chiede di mantenere l'ordine a Gaza, di avere il controllo della popolazione, ma lo si esautora in ogni maniera, si chiudono le frontiere, si bombardano le centrali elettriche, si impedisce ogni lavoro di riparazione, si sequestrano i soldi di pertinenza della popolazione con varie azioni che a volte sconfinano nella rapina a mano armata, quando vengono prelevati dalle banche direttamente i fondi, si suppone, di Hamas. D'altro canto Hamas pone come condizione per il riconoscimento ufficiale di Israele il reciproco riconoscimento di territori o confini. Perchè non si comincia a parlare, a ragionare su queste basi? Perchè non si fanno tacere le armi, tutte le armi, e si aprono le frontiere almeno al passaggio dei generi di prima necessità, ed ai prodotti ortofrutticoli che ora marciscono alle frontiere, quando anche vengano raccolti, con il rischio di ogni permanenza all'aperto? Ci vuole una volontà internazionale, costretta e guidata dalla richiesta dei popoli per condurre Israele e Palestina verso reali incontri di pace. Ci vuole un movimento forte, attivo, deciso, non intimidito dall'urlo di Israele all'antisemitismo, che porti intorno ad un tavolo le persone perché si parlino, e che tolga ogni alibi di sostegno internazionale ad Israele. Anche il Sudafrica dell'apartheid fu a lungo compreso e protetto da una mentalità colonialista generale, ma quando vi fu una assunzione di responsabilità reale dei popoli ed il boicottaggio divenne una prassi costante, ci fu la possibilità di affrontare il cambiamento. Che cosa intendiamo aspettare ancora per aiutare Israele a divenire un paese normale? Abbiamo tutti sposato l'idea della guerra permanente, del diritto all'aggressione ed allo sterminio quale difesa preventiva?

Nicoletta Crocella

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