NARDO' - LECCE (UnoNotizie.it)

Ad agosto 2009 hanno finalmente avuto inizio i lavori di salvaguardia e di recupero per una delle bellissime torri costiere salentine, Torre Squillace, tra Sant'Isidoro e Porto Cesareo, sulla costiera jonica. Giorno importante: albo signando lapillo, dicevano i Romani, un giorno importante da contrassegnare con il sassolino bianco, anzichè il nero riservato per i giorni infausti.
 
La torre venne edificata in obbedienza a quanto promulgato a Napoli dalla Regia Camera di Napoli nel 1563 e 1567, sotto il governo dei vicerè don Pedro da Toledo e don Pedro Afan de Ribera (1559-1571),  quando ci si preoccupò di difendere il pingue territorio di Terra d'Otranto con la fortificazione della costa, ricorrendo a collaudati sistemi di avvistamento.
In tutto il regno sorsero le torri, più rade nei tratti di scogliera alta ed impervia, più ravvicinate in tratti di costa bassa, come nel tratto ionico di nostro interesse.
L’incremento maggiore si ebbe nel 1563, con precise indicazioni impartite ai regi ingegneri, che dovevano erigerle su tutta la costa del regno, con il contributo delle universitas che distavano meno di 12 miglia dal mare. Alcuni mastri giunsero da Napoli nella nostra provincia, altri si formarono, sino a diventare essi stessi i principali referenti della Regia Camera, come sono stati i neritini Vincenzo ed Angelo Spalletta, padre e figlio.
Furono essi i più abili costruttori, realizzando poderose torri a pianta quadrata, che dall’ architetto Vittorio Faglia, massimo studioso del sistema torriero del Regno, sono classificate come torri della serie di Nardò (Fiume, S. Caterina, dell’Alto, Uluzzo, Inserraglio, S. Isidoro, Squillace, Cesarea, Chianca, Lapillo, Colimena).

La peculiarità di questa serie, oltre la pianta, è data dalla scala monumentale esterna, spesso aggiunta successivamente, la conformazione troncopiramidale, la presenza di caditoie (una o due per lato ed in corrispondenza delle aperture), la cornice toriforme marcapiano che divide la parete verticale da quella a scarpa, i beccatelli in leggero sbalzo, la cisterna nel piano inferiore e la zona abitabile in quello rialzato, la scala interna ricavata nel notevole spessore murario, la guardiola posta sulla terrazza.

Ad ogni torre era assegnato almeno un caporale e un cavallaro, entrambi stipendiati dall’università locale, ed ognuna di esse disponeva di un minimo armamentario difensivo ed offensivo.

La torre allora denominata Scianuri fu iniziata in località San Giorgio, in corrispondenza del porto omonimo, negli ultimi mesi del 1567, ma i lavori restarono fermi per oltre un anno a causa delle difficoltà finanziarie della competente università di Copertino.

Risulta completata nel 1570, ad opera del mastro copertinese Pensino Tarantino, avendo richiesto circa ottomila ducati per la sua realizzazione. Sei anni dopo viene dotata di scale mobili e vengono completati gli infissi, registrandosi ulteriori spese sostenute ancora dai copertinesi, che nel frattempo avevano anche provveduto a retribuire i cavallari ad essa deputati.
Nel 1640 venne dotata della scala esterna in pietra, che ancora può vedersi.
La torre, con quella di S. Caterina e del Fiume, è stata vincolata dal Ministero nel 1986, grazie alle pressanti segnalazioni del circolo culturale Nardò Nostra.

Marcello Gaballo

- Uno Notizie PUGLIA, Lecce -

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