Vengo ora da Lubriano, dopo aver fatto visita alla famiglia del parà della Folgore Giandomenico Pistonami, con una profonda commozione e un grande senso di vuoto.
Certo questi momenti sono tremendi per tutta la famiglia, ma stretti intorno a loro c’e tanta gente, del paese e non, che cerca in qualche modo di distrarli dal chiodo fisso che li assilla.

Saluto il padre, che non riesce a darsi pace e continua a ripetere “sono orgoglioso di mio figlio, ma lo volevo vivo, non un eroe”. Mi siedo a parlare con la mamma Annarita, e onestamente le frasi di circostanza non mi escono. Difficile riuscire a sopravvivere alla morte di un figlio!

Poi la mamma mi parla di Giandomenico come un ragazzo “portatore di pace”, perché la pace l’aveva dentro, ma mentre si stringe continuamente le mani, grida la sua rabbia. Prima, anche se in modo triste fa riferimento a Nostro Signore, a cui è tanto devota, alle sue preghiere quotidiane, e al desiderio che anche ferito gravemente, glielo avesse fatto comunque ritornare a casa.

Giandomenico quando non stava in missione abbracciava sempre la sua mamma, e lei pensa in continuazione a quanto gli mancheranno quelle braccia intorno al collo. Poi si sfoga, raccontandomi di essere tanto arrabbiata con i “Signori in terra” per un episodio accaduto più di un anno fa. 

Poiché i militari non potevano scrivere articoli di giornali, gli era stato concesso di lanciare un appello tramite un loro giornale, al Ministro La Russa, affinché provvedesse almeno a mettere una protezione sulle “ralle”, in quanto ne erano sprovviste, e chi come lui stava in prima fila, pur se tiratore scelto, non si sarebbe salvato da un grande evento.

Fu anche molto felice della risposta del Ministro, uscita sulla stampa nazionale, il quale prometteva che dopo le elezioni avrebbe provveduto a risolvere questo problema.

Dice la mamma: “Le elezioni sono passate da tanto tempo, il problema non è mai stato risolto e mio figlio è morto. Non a caso – continua – gli altri che erano con lui si sono tutti salvati.”

“Quella promessa non mantenuta è stata una delle cause della morte di mio figlio, come sarà la causa di tanti morti ancora. Passato questo momento, nessuno penserà alle nostre vite distrutte, al nostro grande dolore, e a nostro figlio che non c’e più."

Che cosa rispondere a questa madre?

Io, se quanto detto dalla madre corrisponde a verità, e non ho motivo di dubitarne, la risposta la lascio a quelle persone a cui auguro che “il rimorso” gli tolga il sonno per un lungo, lungo tempo!

Daniela Bizzarri
Consigliera di Parità della Provincia di Viterbo


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