Vacanze di Pasqua, ultime notizie Pasqua e pasquetta nella Tuscia: visita alle necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri ed al museo archeologico di Tarquinia.


VISITA A TARQUINIA E CERVETERI
Lunedì 5 aprile, Pasquetta,  i siti archeologici etruschi, patrimonio Unesco, saranno aperti al pubblico e ai turisti per le festività.
Potremo così visitare la Necropoli Etrusca di Tarquinia, il Museo Nazionale Etrusco, sempre a Tarquinia (Viterbo), e la Necropoli di Cerveteri in provincia di Roma.
Ricordiamo che la suggestiva ed imponente Necropoli di Cerveteri e l'ineguagliabile Necropoli Etrusca delle tombe dipinte a Tarquinia sono gli unici siti etruschi della lista UNESCO, Patrimonio dell'Umanità, dal 2004.

Tarquinia, culla della civiltà etrusca, è tra le mete più importanti del Mediterraneo per gli appassionati di archeologia ed arte antica; l’affascinante mondo dei Tirreni rivive attraverso le tombe dipinte della sua Necropoli, Patrimonio dell’Umanità.

Le immagini degli affreschi, di oltre 2500 anni fa, scorrono come un libro aperto, che ci aiuta a capire desideri e passioni delle genti etrusche.

L’audioguida accompagna sapientemente alla scoperta di un sito bello e ben curato, dove l’accorto lavoro della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale permette di ammirare, in modo autonomo, gli ipogei dipinti.  L’audioguida li descrive in modo coinvolgente.

Scendendo nelle tombe il visitatore può seguire il racconto di un’antica civiltà che gli scavi archeologici arricchiscono anno dopo anno, dischiudendo alla nostra conoscenza i segreti di un popolo che non ha lasciato di sé memorie scritte.

Per i più piccoli è in funzione un'audioguida speciale: l'archeoguida, un nuovo servizio, da poco inaugurato, per la visita audioguidata.

L'archeoguida, che incuriosisce anche i grandi, è riservata ai bambini e,  proprio da loro, dai "piccoli turisti", sta ottenendo un grande apprezzamento.

Durante la visita si può anche osservare l’ampia e suggestiva veduta verso la collina dove sorgeva la “civita” etrusca.

Si consiglia di visitare anche la Necropoli Etrusca della Banditaccia di Cerveteri, Patrimonio dell’Umanità che, come la necropoli delle tombe dipinte di Tarquinia, fa parte della lista dei siti UNESCO.


“La ceramica a Tarquinia tra riproduzione e innovazione”

In mostra a Tarquinia, nel Museo Nazionale Etrusco, anche la copia d'epoca della celeberrima Kylix di Oltos, grazie ad un prestito dei Musei Vaticani per questa importante esposizione nella famosa città etrusca, la cui necropoli, sito UNESCO, è patrimonio dell'umanità

Nei decenni a cavallo del 1870, si apriva a Corneto-Tarquinia un eccezionale scenario di scavi e scoperte.
Tra i prestigiosi reperti portati alla luce nella necropoli dei Monterozzi, i grandi capolavori della ceramica attica non potevano non conquistare un gruppo di qualificati artisti locali, che si lasciarono assuefare all’arte del “falso etrusco”.
Il più attivo, nonché più abile nell’imitazione dei vasi antichi fu Antonio Scappini di Serafino, come amava firmarsi secondo alcuni in onore del padre, secondo altri aggiungendo al suo nome il patronimico per distinguersi da un suo omonimo, anche questo pittore e ceramista, figlio di Agapito.
La passione per quella fiorente civiltà che aveva popolato la sua terra natale lo coinvolse a tal punto che, in occasione del carnevale del 1886, organizzò una “mascherata” in stile etrusco, che venne riproposta anche per le vie di Roma.

Ad animare le sue riproduzioni, oltre ad un’indubbia capacità pittorica, fu lo studio attento dei procedimenti tecnologici adottati dai ceramisti antichi, ad iniziare dall’analisie dalla preparazione dell’argilla, tanto da essere ricordato da Luigi Dasti, primo sindaco della cittadina tirrenica, come lo scopritore del segreto con cui si produceva quella “pasta raffinata”.

In effetti, le sue imitazioni raggiunsero una perizia tecnica e un livello stilistico così elevati che le sue opere, non solo vasi ma anche oggetti d’uso quotidiano e rituale, vennero esposte in diverse mostre d’Italia e d’Europa vincendo prestigiosi premi, come la medaglia d’oro a Utrech in Austria, nel 1876, e furono ricercate in vari musei, dove sono ancora oggi conservate.

Scappini spesso veniva chiamato a restaurare le ceramiche rinvenute durante gli scavi, come testimoniava il Dasti che ricorda come questo artista riuscisse a ridare ai vasi la lucentezza originaria.
Abile nel restaurare i reperti rinvenuti era anche il ceramista pisano Sesto Sbrana, nato a S. Michele degli Scalzi, si trasferì a Corneto nel 1866, fu allievo e collaboratore di Pietro Ghignoni, ma anche di Scappini. Nel 1869 aprì una bottega dove produceva vasi da giardino di particolare foggia, per una committenza facoltosa, successivamente, venne persuaso dal suo maestro a dedicarsi alla produzione di vasi di imitazione.

Della sua attività ci rimangono alcune precise testimonianze. Pietro Ghignoni, pittore, incisore e ceramista, tra tutti gli artisti cornetani risultò la figura più poliedrica, riuscendo a padroneggiare diverse tecniche: disegno a sfumino, acqueforti, pergamene, dipinti a tempera e olio su tela o tavola, e soprattutto formelle in ceramica, in cui sembra primeggiare.

La sua attività di imitazione di vasi etruschi si inserisce negli anni che vanno dall’inizio del secolo fino al 1910: anfore panatenaiche, crateri a colonnetta e kylixes, realizzati dal suo collaboratore, Sesto Sbrana, furono da lui graffiti e dipinti con una tale abilità da risultare autentici. Di altri artisti che in quegli stessi anni si dedicarono all’attività ceramica, Alessandro Calandrini (1870-1951) e Egidio Querciola (1870-1949), non è stato possibile reperire le opere.
Le copie di questi artisti, travalicando il mero aspetto commerciale di produzioni seriali, sono lavori qualitativamente elevati, riproduzioni di pezzi di un certo prestigio, la cui importanza si evince ancor di più quando gli originali sono momentaneamente indisponibili e l’occasione di tale iniziativa lo dimostra.
In seguito alla decisione del Ministero dei Beni Culturali di dare in prestito fino al 2012 al Metropolitan Museum di New York, la celeberrima kylix dipinta dal ceramografo attico Oltos (510-500 a.C.), uno dei pezzi più prestigiosi custoditi all’interno del Museo, la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale è riuscita, con il sostegno della Società Tarquiniense d’Arte e Storia, ad avere in prestito dai Musei Vaticani la copia di tale opera realizzata da sul finire dell’800 da Antonio Scappini.
Nella mostra dedicata ad Antonio Scappini, all’interno del Museo Archeologico Nazionale, curata dalla direttrice Maria Cataldi Dini, oltre alla copia della kylix di Oltos, sono esposti altre preziose opere d'epoca.

Ricordiamo che il Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia, come la Necropoli Etrusca, è aperto, tranne il lunedì,  tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 19.30 con orario continuato, la biglietteria chiude un'ora prima.    

Info biglietteria: Museo Nazionale Archeologico, P.zza Cavour – Tarquinia (VT), tel. 0766.850080


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