BUDAPEST - Marea Rossa dell'Ungheria, ultime notizie - Greenpeace pubblica i risultati delle analisi dei campioni di fanghi tossici  prelevati martedì, a un giorno dall’incidente avvenuto nell’impianto di lavorazione dell'alluminio di Ajka, nell'Ovest dell'Ungheria.

Le analisi rilevano valori di metalli pesanti sorprendentemente alti. Oltre a mercurio e cromo, elevata soprattutto la concentrazione di arsenico. Greenpeace stima che i fanghi tossici fuoriusciti dall’impianto hanno liberato nell’ambiente circa cinquanta tonnellate di questo metallo tossico! L’arsenico, pericoloso per piante e animali, può accumularsi in particolare negli invertebrati e danneggiare il sistema nervoso degli uomini, come pure il mercurio che si accumula in particolare nei pesci.

«Questa contaminazione - spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia - rappresenta un grave rischio per gli ecosistemi acquatici, le falde di acqua potabile e la salute pubblica, anche a lungo termine. Denunciamo il tentativo di occultamento del Governo ungherese, che non ha ancora pubblicato alcun dato sulla contaminazione dei fanghi».

Greenpeace ha prelevato campioni di fango e acque a Kolontar, una delle due cittadine inondate dalla marea rossa e li ha poi consegnati, rispettivamente, alla Austrian Federal Environment Agency (AFEA) di Vienna e al laboratorio Balint a Budapest. Le analisi dell’AFEA hanno trovato 110 mg / kg di arsenico, 1.3 mg / kg di mercurio e 660 mg / kg di cromo nei fanghi campionati. Nei campioni di acqua contaminata il laboratorio Balint ha riscontrato 0.25 milligrammi per litro di arsenico: un livello 25 volte più alto del limite consentito nell’acqua potabile.
 
Il giorno dopo l’incidente Greenpeace ha misurato, con una strumentazione da campo, il pH dei fanghi rossi, trovando una concentrazione elevatissima e pari a 13. A pH molto elevato, i fanghi sono corrosivi perché il processo di lavorazione comporta il trattamento della bauxite (minerale che contiene il metallo) con soda caustica. La lavorazione comporta poi l’uso di altre sostanze che possono essere tossiche (sali di litio, criolite…), ma sono necessarie ulteriori analisi dei fanghi per ottenerne un profilo chimico completo.

A concentrazione elevate di pH, come nei fanghi rossi, i metalli pesanti sono relativamente ben legati nella struttura del sedimento, ma con la diluizione (nei fiumi ad esempio) il valore di pH diminuisce e queste sostanze sono rilasciate lentamente ma su vasta scala.

«Diamo per scontato  che il governo ungherese sappia esattamente cosa c’è nel fango - . Perché deve essere sempre Greenpeace a pubblicare dati sconcertanti e informare vittime e opinione pubblica sulla realtà dei fatti?  domanda Polidori».

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