TORINO (UnoNotizie.it) Oggi si celebra il decennale della scomparsa di un protagonista indiscusso del panorama culturale italiano del ‘900: Mario Soldati. Artista cosmopolita, mente versatile e poliedrica, Soldati si è mosso facilmente tra la scrittura e la storia dell'arte, il cinema e la televisione. La sua sfaccettata e complessa personalità, spesso discussa e controversa, ha sempre evidenziato un’inclinazione allo sdoppiamento, all’ambiguità, alla dimostrazione di tutto e del contrario di tutto, disorientando lettori e critica. Egli alternò l'attività di scrittore, vissuta come prolungamento di un esercizio privato e soggettivo dello spirito, a quella di regista, considerata un costante compromesso con la dimensione commerciale, in ascolto ai gusti della collettività.

Fu un infaticabile visitatore del mondo, ecco perché in tutta la sua opera è costantemente presente il tema del viaggio e del movimento, del territorio e dei suoi prodotti, con uno sguardo sempre attento all'identità italiana. Nel primo dopoguerra intraprese numerosi tour in diverse regioni della penisola, alla scoperta delle realtà locali e della buona cucina, che fruttarono libri, articoli, inchieste ed un poderoso apparato di immagini. Il viaggio, oltre a ricorrere frequentemente nei titoli della sua ricca bibliografia (Fuga in Italia, L’avventura in Valtellina, Un viaggio a Lourdes), rappresenta soprattutto il filo conduttore che lo unisce alla scrittura, al cinema e al piccolo schermo.

Con l’inchiesta televisiva del 1957 “Viaggio lungo la Valle del Po, alla ricerca dei cibi genuini”, di cui Soldati fu ideatore, regista e conduttore, nasce in Italia la figura del giornalista enogastronomico. Si rese dunque precursore della tv moderna con una trasmissione che ancora oggi costituisce un prototipo d’indagine sul campo, rappresentando un documento unico nel suo genere. La notevole importanza antropologica del programma deriva non solo dall’essersi rivelato anticipatore dei tempi, ma anche dalle modalità di conduzione, assolutamente innovative per i primi anni di vita della televisione. Soldati si dimostra un brillante ed amato intrattenitore, agisce in modo informale e naturale di fronte alla telecamera, si rivolge con poche, semplici e dirette domande ai suoi interlocutori, lasciati liberi di esprimersi e di raccontarsi. La terra padana, i luoghi del Po e la provincia di Ferrara vengono descritti attraverso i sapori e le specialità culinarie, restituendo uno spaccato dell’Italia postbellica dove i cibi sono ancora legati a una tradizione povera che limita i lussi alimentari alle festività.

Il 1960 è l’anno di una seconda inchiesta televisiva a puntate: “Chi legge? Viaggio lungo il Tirreno”, realizzata insieme a Cesare Zavattini. L’indagine questa volta si concentra sulle abitudini culturali e le preferenze letterarie degli italiani, in un paese in pieno boom economico ma ancora semianalfabeta. Ugualmente alla precedente inchiesta, i luoghi, il paesaggio e la natura non costituiscono un semplice sfondo ma diventano essi stessi protagonisti, grazie ad una descrizione marcata ed efficace. Terminati i due viaggi televisivi, Soldati si cimenta nel reportage di stampo rurale e gastronomico con il libro “Vino al vin alla ricerca dei vini genuini” che svela nuovamente un grande scrittore e giornalista, sopraffino gourmet e appassionato viaggiatore.

Il libro sorprende ed avvince come un romanzo sulla nostra storia:appunti, biografie, aneddoti, ritratti di osti e contadini, descrizioni dei luoghi e dei protagonisti della produzione enogastronomica del nostro Paese, messi da parte durante tre viaggi in giro per le campagne italiane tra il ’68 e il ’75. Non si tratta di una banale guida enologica ma di un itinerario che parla di paesaggi, di uomini, di problematiche sociali, di una civiltà legata alla terra e al clima che trova nel vino uno dei suoi prodotti più autentici, frutto dell'equilibrio tra natura e cultura. Uomo colto, eclettico, curioso esploratore del mondo e dell’umanità, Mario Soldati ha raccontato noi e la nostra storia.

Elisa Ignazzi    

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