Milano, ultime notizie - Ogni anno in Italia vengono adottati circa 4.500 bambini, di cui 3.500 stranieri, ma le istituzioni non si preoccupano di monitorare il destino di questi piccoli e delle loro nuove famiglie. "Noi, invece, vogliamo capire cosa ne è di loro, anche a distanza di anni", dice Melita Cavallo, presidente del Tribunale dei minorenni di Roma, che ha introdotto vincoli relativi all'età e al numero di bambini che una coppia può accogliere nei decreti d'idoneità all'adozione internazionale.

Secondo studi condotti a livello europeo, circa il 3 per cento delle adozioni falliscono (percentuale che sale al 20 per cento tra le adozioni ritenute difficili, come quelle in cui il bambino ha problemi di salute o ha vissuto gravi violenze nella sua famiglia d'origine). Un fenomeno di cui si occupa Terre di mezzo - street magazine con l'inchiesta "Fragili abbracci", pubblicata sul numero di novembre in distribuzione in questi giorni.

"Mai avrei immaginato di dover prendere questa decisione", spiega Matilde, mamma adottiva di Miran, adottata nel 2001 in India all'età di sei anni e mezzo che da 18 mesi non vive più nella sua casa dell'hinterland milanese. "Siamo stati costretti a mandarla in una comunità terapeutica perchè la famiglia rischiava di cadere a pezzi. Ora non so se tornerà a stare con noi". In casi come questo, la "doppia promessa" dell'adozione (per i genitori il sogno di crescere un figlio, per i bambini quello di avere una famiglia) può trasformarsi in un incubo: secondo un'indagine svolta dall'Istituto degli Innocenti di Firenze, nel 2001 in Italia c'erano 351 ragazzini, 176 dei quali di origine straniera, età media 13 anni, "restituiti" dopo cinque o sei anni di adozione e consegnati a comunità d'accoglienza.

Tre, secondo gli esperti, i "fattori di rischio" che possono condurre al fallimento adottivo: i traumi subiti dal bambino ("a volte così profondi da renderlo incapace di costruire relazioni positive", afferma Marco Cristolini, psicoterapeuta dell'Istituto degli Innocenti), la capacità dei nuovi genitori di accogliere il piccolo e le sue ferite e, da ultimo, la solitudine della famiglia, spesso abbandonata proprio dalle istituzioni. "L'Asl ci ha garantito solo 10 sedute all'anno con lo psicologo- dice Matilde-: ma noi ne avevamo bisogno di molte di più e abbiamo dovuto pagarcele da soli: circa 90 euro a seduta".

Per colmare le inadempienze istituzionali, le coppie si organizzano in gruppi di auto aiuto o partecipano a incontri di confronto, come quello promosso a Milano dall'associazione Ai.bi. E, in attesa di una nuova legge che tuteli i loro diritti, gli adottati che vogliono conoscere i genitori originari si scambiano consigli su facebook. (Info: http://www.terre.it/)

Fonte: Agenzia Dire
www.dire.it

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