Venerdì 12 novembre 2010 alle 18, alla Libreria del Teatro, il giornalista Vincenzo Spagnolo presenta il suo libro “Cocaina s.p.a” - “Abbiamo tutti una dipendenza. Che sia di sostanze lecite o illecite, da fumo o coca o gin o caffè, da amore o libidine, dalla vita dissoluta o esemplare, o magari dagli specchi e da quello che si nasconde dietro i sorrisi. Tutti noi eleggiamo una sostanza, il sogno che dà la carica e spinge avanti. La droga che ci uccide. Siamo tutti assuefatti a cose più bizzarre di noi stessi. Scegli con saggezza, figlio mio” scrive così Toni Davidson in un racconto del libro “Intoxication”.

Tutti siamo assuefatti da cose più bizzarre di noi. Tutti sì. Nessuno escluso. Perché puoi dipendere da una persona più bizzarra, da una pulsione incontenibile, da un voto indissolubile, da un’entità mancina, dal destino più singolare, dallo shopping più compulsivo, dal narcisismo più sfrenato, dall’incoscienza più inspiegabile. Puoi dipendere da un tiranno, da un ideale, da un chiodo fisso. Ma alcune dipendenze, c’è da dirlo sono peggiori di altre, di dipendenze. Alcune mettono solo a repentaglio la saggezza, l’equilibrio, il portafogli, la fiducia, altre fanno danni ben maggiori. E non solo a chi decide di dipenderne.

 La cocaina, per esempio, è ormai diventata una società per azioni in piena regola. Vincenzo Spagnolo l’ha chiamato “Cocaina s.p.a” il suo volume monumentale nel quale racconta come la “bamba” mieta vittime non solo tra chi la consuma, ma anche tra chi la smercia, tra chi ricicla denaro, tra chi si trova invischiato in colpi di stato. Non si parla, dunque, solo di chi sceglie di consumare quella che una volta era la droga dei ricchi e che ora è la droga di tutti, visto il calo vertiginoso del prezzo, ma anche per chi nella propria vita non ha proprio la possibilità di scegliere. Come i colombiani della Colombia di Pablo Escobar del 1989, anno in cui il narcotraffico causò migliaia di vittime, come racconta Spagnolo. O come i militari e i poliziotti degli stati più instabili del mondo che, facilitando il traffico da droga, riescono ad intascare i soldi che non si sarebbero sognati in una vita di fatica, lavoro, miseria.

Coltivazione, commercio, consumo,dipendenza, l’universo cocaina, i suoi viaggi internazionali, i suoi capi, il business, tutto è racchiuso nel libro di Vincenzo Spagnolo che l’autore presenterà venerdì 12 novembre alle 18 alla Libreria del Teatro. Il giornalista di Avvenire e dell’emittente televisiva Tv2000 presenta nel suo volume numeri imbarazzanti che non lasciano ben sperare e che non accennano a diminuire: 21 milioni di consumatori nel mondo, 13 milioni in Europa e almeno un milione in Italia e ancora, se la si vuole mettere sul piano economico, si parla di 500 milioni di dollari l’anno, che equivalgono ad una somma superiore al prodotto interno lordo di Paesi occidentali e benestanti come la Svezia. Allarme. Cocaina. Una mina vacante che traccia rotte intorno al mondo e non risparmia nessuno. Nemmeno i bambini. Che, dopo essersi tolti lo sfizio del cellulare, entrano in tunnel ben più bui. Non ci sono differenze allora. Non c’è ceto sociale che possa resistere ad una “botta”. Non c’è posto di blocco che tenga, perché se la coca deve arrivare a destinazione, a destinazione ci arriva. Fosse anche col sommergibile.

In tutto questo delirio di polvere e traffico, in tutto questo desiderio di sballo per forza, in tutto questo agognare ad una vita migliore qualunque siano i mezzi, Spagnolo prospetta uno scenario mondiale sconcertante quando scrive: “le società di molti paesi rischiano di diventare totalmente dipendenti, clinicamente o economicamente, dalle droghe. Una sorta di contagio, al punto che, da diversi anni ormai, team di medici specializzati conducono ricerche e sperimentazioni per realizzare un vaccino che consenta di ridurre gli effetti sui ricettori cerebrali indotti dalla cocaina, rendendola meno attraente agli assuntori”. E non c’è altro da aggiungere
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