Le dichiarazioni rassicuranti della Filcem Cgil ai ceramisti sugli investimenti a rischio dei fondi pensioni sono troppo semplicistiche perchè se i lavoratori perderanno parte del loro TFR  dovranno ringraziare proprio chi oggi si affretta a dare dubbie rassicurazioni.

CGIL, CISL e UIL,  invece di esercitare il loro ruolo di tutela difendendo il TFR garantito per legge, hanno sostenuto il piano di svendita del TFR al mondo del mercato finanziario e il risultato non è quindi colpa del fallimento della Lemhan Brothers ma di chi ha collaborato e sostenuto il progetto di “giocare in borsa”  i soldi dei lavoratori.

Già nei primi mesi dell’anno, quando i mercati  erano ancora  in una fase di bonaccia, i fondi avevano perso, in media, il 2,7%, quasi cinque punti in meno rispetto al + 2% reso dal Trattamento di fine rapporto garantito per legge.

Agli inizi di ottobre,  con il terremoto delle borse,  Cometa e Fonchim, fondi dei metalmeccanici e dei chimici, avevano già perso 7 milioni di Euro in obbligazioni della Lemhan Brothers e quello dei ferrovieri si è salvato, rimettendoci di meno, solo perché a Luglio si era sbarazzato delle stesse obbligazioni.

Il paradosso è che, nel bel mezzo della burrasca finanziaria, nulla ha impedito ai sindacati confederali di proseguire sulla stessa strada.

Infatti,  ARAN , CGIL, CISL, UIL  hanno recentemente sottoscritto l’accordo  istitutivo dei fondi pensioni per il Pubblico Impiego: il fondo pensione “Sirio” (per ministeri, parastato, agenzie fiscali) e “Perseo” (per enti locali e sanità), primo passo per andare, poi, alla raccolta delle adesioni.

I sostenitori della previdenza complementare invitano a non disperare a patto, naturalmente, che il lavoratore abbia un arco di tempo sufficientemente lungo, 30/40 anni, per implementare la sua pensione e vedere fruttare quello che  ha versato nei fondi.
Sono gli stessi che avevano assicurato e fornito garanzie ai lavoratori sulla bontà degli investimenti, gli stessi che oggi  sconsigliano di chiedere riscatti o anticipazioni ossia di  rinunciare a sacrosanti diritti perché,  grazie al ribasso della quota del fondo, l’associato subirebbe una vera e propriaperdita.
La crisi finanziaria è lungi dall’essere risolta anzi, gli analisti dicono che il peggio non è ancora arrivato; sempre più banche, a livello internazionale, stanno fallendo e l’unico rimedio trovato dai cantori del liberismo e del mercato per impedire che il sistema salti del tutto, è l’intervento pubblico: ovvero, il salvataggio delle banche e delle finanziarie tramite l’intervento dello Stato. Questa, del resto, è la logica del mercato: privatizzare i profitti e socializzare le perdite.

Il risultato è che saranno ancora una volta i lavoratori a pagare. Ci auguriamo che coloro che hanno optato per i fondi pensione non debbano pagare due volte.

Abbiamo sempre sostenuto che quanto programmato da governo, padronato e CGIL, CISL e UIL, si sarebbe rivelato dannoso per i lavoratori che  avrebbero perso la certezza del compenso spettante al termine della loro vita lavorativa.

Una trappola gestita con ogni mezzo compreso quello subdolo del famigerato meccanismo del silenzio-assenzo. Ed ora chi si è fatto convincere si trova nell’impossibilità di uscire dal fondo a cui ha aderito.

Riteniamo  che oggi, con i dati alla mano, chi ha sbagliato debba  ammettere i propri errori e  cambiare rotta  invece di minimizzare i danni fatti dietro incerte, per non dire ipocrite, rassicurazioni.

 

 

Paola Celletti

Lino Rocchi

(RdB CUB Viterbo)

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