“Fra contrastanti annunci e l’affastellarsi di atti normativi non sempre lineari, tutti discutono di scuola, ma la confusione regna sovrana. A che punto sta la riforma Gelmini-Tremonti?

Questo è quanto chiede Maria Prodi, assessore all’Istruzione e al Diritto allo studio della Regione Umbria.

"A metà dicembre, in un incontro con i sindacati, il ministro Gelmini annuncia che la riforma dei tecnici e dei licei verrà rimandata di un anno. Inoltre sembrano ammorbiditi alcuni provvedimenti. L’opposizione esulta, ma il maestro unico resta, e resta l’entità dei tagli. La riforma dell’istruzione tecnica, che è stata bloccata, è quella affidata alla commissione nominata da Fioroni e ripresa dalla Gelmini, tanto che nessuno ha chiesto di fermarla, ma anzi, di renderla finalmente disponibile per la discussione. Anzi, se il governo, invece di incaponirsi con le elementari, avesse presentato per tempo la sua proposta (non ancora disponibile...) avremmo potuto confrontarci sul merito, e adesso impegnarci assieme ad attuare questa attesa riforma. Resta, minacciosa, la chiusura delle piccole scuole, rimandata solo di un anno.

   Fu vera retromarcia? Il 17 dicembre il ministro Gelmini ricevendo cortesemente gli assessori regionali (gesto doveroso, cui però altri suoi colleghi si sottraggono...), ha negato di aver cambiato il Piano e di aver invertito la rotta. Gli assessori non hanno potuto perciò che complimentarsi con il ministro per il passo avanti, anche se è indubbio che alcune istanze sono state prese in considerazione. Viceversa, hanno ritenuto il regolamento sul dimensionamento che è stato loro presentato molto discutibile. Infatti a novembre, in accordo con le Regioni, il Governo aveva allontanato lo spettro del commissariamento minacciato in ottobre, stabilendo che le Regioni avrebbero comunque dimensionato le autonomie scolastiche entro dicembre, secondo i vecchi parametri del 1998, e dopo una verifica da tenersi a febbraio si sarebbe proceduto ad un’intesa sui nuovi criteri per la razionalizzazione della rete delle scuole. Anticipare per regolamento le questioni su cui si prospetta una intesa pare procedura un po’ bizzarra.

   Preoccupa inoltre la spiacevole scoperta che nel regolamento che disciplina la scuola primaria si detta che la riforma impatterà da subito su tutti i 5 anni della elementare: non ci saranno più gli attuali moduli, non più ore di compresenza, e quindi non più tre insegnanti su due classi, ma un maestro prevalente più qualche ora assegnata ad altri anche per i bambini che avevano già iniziato la scuola con i moduli”.

“Mediamente - continua l'assessore Prodi - ci saranno circa due insegnanti e mezzo ogni due classi. Quindi con un risparmio da settembre di un insegnante su sei. In realtà una perdita: oltre al taglio dei posti di lavoro, l’organizzazione didattica cambierà in tutte le classi e presumibilmente anche molte attività e progetti saranno cancellati.

   Nella sua presentazione, il Ministro insiste molto sul fatto che è cambiata l’impostazione pedagogica, e che il maestro unico si impone comunque, oltre che nell’orario minimalista delle 24 ore, anche in quelli più lunghi, come maestro prevalente. Ma allora va cambiata, restringendola, la norma sull’autonomia, perché allo stato attuale essa lascia alle scuole ampi margini di manovra sulla organizzazione interna.

   Che ne sarà dei progetti intrapresi, della modulazione del lavoro già in atto negli anni precedenti, della cura specifica per casi più impegnativi, dei laboratori o attività già sperimentati? Si può presupporre anche un notevole rimescolamento delle titolarità, con maestri che si spostano da una classe all’altra inseguendo le ore che si perdono?

   La Regione Umbria, inoltre, ha chiesto al Ministro di non limitarsi a garantire il tempo pieno esistente, distribuito quasi solo al Nord, ma di garantire che sarà equamente disponibile, secondo le richieste delle famiglie anche in Umbria. Oggi, in Umbria, in moltissimi casi, per tenere i figli di più a scuola le famiglie devono pagare il doposcuola, oppure impegnare i Comuni per il loro finanziamento.

   Il 18 dicembre il Ministro ha presentato al Governo i regolamenti attuativi della riforma. Non si è trattato di una vera e propria approvazione da parte del Governo, anche se è stata comunicata come tale. Sono uscite tabelle e schemi, ma non i testi dei regolamenti.

   Resta, quindi, la necessità di una decisa e sostenuta interlocuzione. Resta la delusione per il prevalere, comunque, delle pretese del Ministero del Tesoro rispetto alle giuste aspettative e alla salvaguardia della qualità della scuola italiana”.

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