ROMA - (UnoNotizie.it) - La Provincia di Roma prosegue senza alcun ripensamento la sciagurata campagna di promozione del Wi-Fi in tutto il suo territorio. Dopo aver annunciato l’avvio di un Piano per combattere l’apartheid digitale, Nicola Zingaretti, assertore del c.d. “Rinascimento telematico”, ha recentemente presentato l’avvio della sperimentazione della prima rete di connessione gratuita ad internet per la Capitale e la provincia, con la copertura dei primi 50 hot-spot (punti di accesso senza fili).    

Da settimane sui muri della città e della provincia campeggiano manifesti in cui la Giunta Zingaretti rivendica con orgoglio l’attivazione del progetto, sostenuto da tutte le forze della maggioranza al governo della provincia.  Eppure abbiamo in più occasioni manifestato forti perplessità su questo Piano, che se da un lato appare condivisibile, nell’ottica di contenere l’emarginazione digitale in alcune aree del territorio provinciale, dall’altro rischia di aprire un nuovo ed incisivo fronte di proteste e di disagio sociale, per il mancato coinvolgimento delle comunità locali nei processi decisionali e, soprattutto, per i riflessi sulla salute pubblica

Sono, infatti, proprio le conseguenze sulla salute umana, effetto della diffusione selvaggia ed impropria di infrastrutture di comunicazione elettronica senza fili, a preoccupare la popolazione di Roma e provincia.   Dai dettagli del progetto emergono valutazioni che impongono più di una riflessione, come quelle relative ai luoghi dichiarati idonei alla installazione delle antenne (hot-spot) per la connessione wireless: al chiuso (scuole, biblioteche, centri d’impiego) ed all’aperto (parchi ed aree di intrattenimento turistico).

Tutti spazi, cioè, oramai oggetto di revisione in Paesi come Francia e Gran Bretagna, ove, a seguito del verificarsi di numerosi e ripetuti casi di malessere tra gli utenti del wi fi, le autorità sono state costrette a sospendere il servizio in alcune aree. Un errore di valutazione grave, dunque, quello in cui è incorso l’amministrazione provinciale, che sottende una scelta superficiale e non rispettosa dei principi di cautela imposti dalla Legge Quadro sull’inquinamento elettromagnetico, ma anche consigliati dalle più qualificate e recenti evidenze scientifiche; scelte che, ora, rischiano di esporre gratuitamente la popolazione (soprattutto i più deboli) agli effetti nocivi di queste nuove ed invasive fonti di elettrosmog.  

Giuseppe Teodoro

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