ROMA - (UnoNotizie.it) - In questi giorni il Parlamento sta discutendo e si appresta ad approvare l'ultima serie di provvedimenti che andranno a costituire il cosiddetto "Pacchetto Sicurezza". Un insieme di misure legislative liberticide e razziste che prima di tutto colpisce pesantemente i migranti, che vedranno ulteriormente ridotti i loro margini di libertà di movimento e cancellato ogni diritto: non potranno più sposarsi e inviare soldi a casa, riconoscere i figli e andare al pronto soccorso senza essere denunciati in assenza di permesso di soggiorno; dovranno pagare una tassa per la richiesta e il rinnovo dello stesso.

L'introduzione del reato di clandestinità e lo stravolgimento del garantismo costituzionale con il progressivo aumento del potere di polizia connesso alla detenzione amministrativa (nei C.I.E., i "nuovi" Cpt, la detenzione prevista è di diciotto mesi!) riduce la possibilità di un accesso regolare, le possibilità di ottenere il permesso di soggiorno, legato ad un contratto di lavoro (a sua volta diopendente dal permesso di soggiorno) e aumenta la ricattabiltà del migrante stesso, funzionale al mercato del lavoro e al disciplinamento per mezzo di carceri e  lager di stato.

Sono previste inoltre una serie di leggi che vanno a colpire in maniera complessiva le forme di vita metropolitane: gli studenti, i precari, i writers, chi vive dinamiche di strada e chi esercita conflitto (aumento esponenziale delle pene per i reati minori, e per quelli generalmente connessi all'attività politica e alle lotte sociali con una pericolosa sovrapposizione di reati amministrativi e penali). In questo senso il clima di allarme sociale alimentato dai media e dall'intera classe politica la deriva securitaria, alimentata da sindaci sceriffi di qualunque colore politico è un chiaro tentativo di utilizzare le misure del controllo sociale per criminalizzare e prevenire ogni forma di dissenso. Il vergognoso uso mediatico delle orribili violenze sulle donne non sono altro che una strumentalizzazione dei loro corpi, che subiscono in questo modo un'ulteriore violenza, per legittimare un maggior dispiegamento della polizia e di telecamere nelle strade.

Ulteriori politiche proibizioniste sull'uso di stupefacenti, considerato unica causa degli incidenti stradali, legittimano maggiori posti di blocco e test antidroga e limitano la libertà di movimento attraverso un inasprimento delle sanzioni amministrative. Le piazze e i luoghi di socialità diventano così luoghi "pericolosi" per l'ordine pubblico: negli ultimi mesi infatti anche a Roma sono state chiuse e militarizzate, poste sotto il controllo costante delle forze dell'ordine, in difesa di normative proibizioniste sull'alcool tese a contrastare le forme di socialità giovanile, mentre in nome del decoro urbano si reprimono i writers e si perseguitano le prostitute.

É evidente come queste nuove forme di controllo sociale non vanno nella direzione di una reale soluzione delle insicurezze, i cui responsabili non sono certamente  migranti e giovani, ma rappresentano una volontà di controllare i luoghi di produzione diffusi nella metropoli, di legittimare un uso massiccio delle forze dell'ordine, ma soprattutto di imporre modelli sociali costruiti sull'"obbedienza", criminalizzando gli stili di vita  giovanili definiti "devianti", attaccando chi cerca ogni giorno di creare spazi di libertà, chi non accetta strumentalizzazioni sui propri corpi, su chi pratica il conflitto sociale. Il pacchetto tenta di costruire quindi delle norme di comportamento, di reprimere le "diversità", di comprimere l'eccedenza entro i confini della loro "normalità" e dell'ordine. Ovvero come gestire la crisi attraverso la restrizione di spazi di libertà. collettiva ed individuale. Così come nelle dimensioni metropolitane anche all'università assistiamo a una allineamento nei confronti del governo da parte del rettore Frati che tenta di normalizzare l'università censurando espressioni di critica e dissenso, tentando di limitare la produzione culturale autogestita che eccede la presunta e menzognera neutralità dell'accademia. In questo senso sono stati portati continui attacchi alla libertà di critica, e di attacco agli spazi autogestiti, come accaduto pochi giorni fa con lo sgombero dello spazio occupato ad Archivistica.

Come hanno chiaramente fatto intendere Tremonti e Maroni in questi giorni sul Corriere, l'obiettivo è attaccare i movimenti che si sono formati a partire dalle università e dalle scuole nell'autunno scorso, così come le rivolte che i migranti stanno mettendo in atto in questi giorni a Lampedusa e Massa Carrara. Noi non abbiamo paura di queste politiche securitarie e combatteremo radicalmente queste nuove forme di controllo, non abbiamo paura ma desiderio di libertà.

Come studenti dell'Onda scenderemo in piazza insieme ai migranti e alle reti cittadine per dire che la sola sicurezza di cui abbiamo bisogno è quella del reddito, della libertà, della felicità comune, dell'autonoma espressione del dissenso, di una società in cui le differenze siano messe a valore per costruire le nostre istituzioni attraverso la decisione collettiva!

I nostri desideri eccedono il loro "pacchetto", la libertà è una conquista collettiva! 

Sabato 31 gennaio ore 14 appuntamento Piazzale Aldo Moro 

Studenti e studentesse della Sapienza in Onda

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