VETRALLA - VITERBO ( UNONOTIZIE.IT )

Sua Eccellenza,

sono oggi a scriverLe questa mia lettera a mezzo stampa, per informarLa, come più volte ho fatto personalmente, usufruendo della Sua gentilissima e cordiale ospitalità e solidarietà, della drammatica situazione in cui sono costretto a vivere insieme a mia moglie a causa del provvedimento di cassa integrazione che mi vede coinvolto quale dipendente della municipalizzata del Comune di Vetralla.

Una vita che fino ad un anno fa, come Le ho più volte detto, era felice, piena di prospettive, ricca di soddisfazioni nell’ambito lavorativo, progetti di vita per il futuro, culminato come ben sa il 22 giugno 2008 con un matrimonio favoloso.

Una vita, in questo momento, che vedo giorno dopo giorno, spegnersi di quell’entusiasmo che tanto la caratterizzava.
Un futuro che aimè per colpe non certamente mie, mi vede costretto a vivere in condizioni disumane, spesso saltando pasti per l’intera giornata, per non parlare poi di quando arriva la sera e la temperatura sfiora lo zero assoluto.

Tutto questo sua Eccellenza, ed è questa la cosa più drammatica che voglio rimarcare, succede, nonostante ormai tutta Italia sappia, come abbiamo più volte ripetuto insieme ai miei legali, a tutte le emittenti televisive ed alle testate giornalistiche, che la mia “battaglia” è sostenuta dalla Legge, in quanto noi del “cantiere scuola lavoro” vantiamo tutti i diritti per proseguire il nostro rapporto di lavoro all’interno del Comune di Vetralla.

Sembra inoltre, che a rafforzare ancora di più questo nostro diritto, il tavolo istituzionale, composto da validi esperti, tanto voluto dall’Amministrazione Comunale, abbia dato esito favorevole per la nostra ulteriore stabilizzazione definitiva all’interno dell’Ente Comunale.

Sua Eccellenza, Prefetto della Repubblica Italiana, sono qui a chiederLe con tutto il cuore, un Suo intervento risolutivo, immediato, per porre fine all’ingiustizia che sto vivendo per colpe non mie, per farmi vivere una vita serena, ricca di soddisfazioni,una vita normale con dei figli.

Quello che chiedo è solo un mio diritto, il diritto al lavoro come recita la Costituzione Italiana, quel lavoro che come dice la legge e che tutti ormai sanno mi spetta di diritto e che difenderò insieme alla mia famiglia finchè avrò la forza per poterlo fare.

Sig. Prefetto sono disperato.


Ringrazio Sua Eccellenza
Il Prefetto della Repubblica Italiana

 


Pietro Barbaranelli

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