ROMA (UnoNotizie.it)

Chiamarli numeri “fortunati” è a dir poco una provocazione. Il trend pubblicato recentemente dall’Istat sulla condizione occupazionale dei giovani triennalisti si potrebbe definire tutt’altro che rassicurante! E pensare che fra le ragioni alla base dell’introduzione, nel lontano 2001, del nuovo ordinamento scolastico, c'era l'età media particolarmente elevata dei neolaureati italiani rispetto a quella di altri paesi europei. E si perché se un francese o un tedesco, di media, all’età di 21-22 anni aveva gia una laurea breve in tasca, un italiano ci avrebbe impiegato qualche anno in più: tanto quanto basta per rimandare le proprie nozze dopo i 30 anni.

Ma poi, di fatto, l’aspirante professionista avrebbe avuto molte più chance di trovare un sicuro posto di lavoro avendo in tasca una bella laurea quinquennale. Con l’introduzione del nuovo ordinamento scolastico del 3+2 le cose sembrano andare diversamente. I dati elaborati di recente dall’Istat, che in ottica comparativa ha analizzato il rendimento dei diversi titoli sul mercato del lavoro, hanno evidenziato che, ad un anno dalla laurea, la popolazione attiva sul mercato del lavoro è relativamente più numerosa tra i laureati dei corsi lunghi (laurea tradizionale del vecchio ordinamento e laurea specialistica a ciclo unico), rispetto ai laureati triennali. Il 56,9% dei primi contro il 52,2% dei secondi. Dopo il conseguimento del diploma di laurea breve, dunque, molti studenti devono fare i conti con una realtà difficile e, per molti di loro, l’inserimento nel mondo del lavoro continua ad essere un vero e proprio miraggio.
 
Sarà questo, con molta probabilità, il fattore scatenante che spinge ben il 52,9% dei neolaureati triennali a proseguire gli studi nel biennio successivo. Tenendo conto di tale attendibilità ed evitando altresì di considerare che il 20% di questi ultimi prosegue l’attività lavorativa iniziata durante gli studi (contro l’11,7% dei laureati in corsi a ciclo lungo), a tre anni dalla laurea il livello occupazionale dei laureati nei corsi triennali cresce e si allinea a quello registrato nei corsi lunghi.
Alla luce di tutto ciò, è chiaro che se i laureati in corsi lunghi presentano un più alto livello di occupazione, fanno altresì registrare un livello maggiore di disoccupazione: ad un anno dalla laurea ben il 21,4% di loro è in cerca di prima occupazione contro il 9,4% dei triennalisti.

I livelli di occupazione, disoccupazione e partecipazione al mercato del lavoro risentono, come detto in precedenza, dell’impegno nelle ulteriori attività di studio e formazione. A tre anni dalla laurea, infatti, il 37,2% dei laureati triennali ha già ottenuto il titolo di secondo livello, mentre il 15,6% sta frequentando un corso di laurea specialistica. Per una fetta consistente di laureati triennali la situazione occupazionale dopo tre anni viene certamente influenzata dall’aver già conseguito un titolo di livello più elevato o dall’esser impegnati ancora in attività di studio. Infatti, il 44,5% dei laureati in corsi di tre anni che hanno ottenuto anche la laurea specialistica svolge un lavoro di tipo continuativo iniziato dopo il conseguimento della “triennale”, a fronte del 30,2% di quanti stanno ancora frequentando il biennio specialistico.

Ma quali sono i lavori maggiormente diffusi tra i neolaureati triennali?
A distanza di tre anni dalla laurea triennale l’Istat evidenzia che i settori che richiamano un maggior numero di assunzioni  sono quelli che concernono l’ambito linguistico (56,8%), medico (55,7%), insegnamento (55,6%) ed ingegneria (55,1%) che vedono impegnati i laureati in un’attività di tipo continuativo. L’eccellenza occupazionale riguarda le professioni infermieristiche e ostetriche: ben il 72,4% dei laureati ha un’occupazione continuativa iniziata successivamente alla laurea. Lo stesso vale per le scienze e tecnologie farmaceutiche (67,3%) e le scienze e tecnologie informatiche (66,4%). Sono superiori al 60% anche le percentuali relative ai laureati in Scienze della mediazione linguistica (62,4%) e in Disegno industriale (61,0%).

Non vanno altrettanto bene gli ambiti giuridico (21,9), geo-biologico (31,3%), psicologico (32,2%) e letterario (35,3%), che fanno registrare i livelli più bassi di inserimento stabile nel mercato del lavoro. Lo stesso vale per il gruppo Difesa e Sicurezza, che registra una quota molto contenuta di assunzioni.  Considerando le singole classi di corsi, le performance più negative si registrano per i corsi di Scienze biologiche, Filosofia e Scienze e tecniche psicologiche (che evidenziano quote inferiori al 35% di occupati dopo la laurea, e percentuali superiori al 25% di persone in cerca di lavoro). Va tuttavia sottolineato che i valori più elevati di disoccupazione appartengono alle classi di laurea in scienze giuridiche e in biotecnologie, con valori superiori al 40%.
E’ utile sottolineare che i livelli di occupazione molto bassi del gruppo giuridico sono influenzati dalla limitata presenza, in questo gruppo, di occupati prima della laurea (10,2%) e dall’elevata quota di laureati che ancora non cercano lavoro perché impegnati in attività di ulteriore formazione, universitaria e non (il 40,7%).
Da un punto di vista geografico-territoriale, è interessante notare come i dati vanno ad intersecarsi con la reale richiesta di lavoro: al nord il 54% degli studenti lavora in modo continuativo. Percentuale che va man mano regredendo quanto più si scende verso il centro (45,9%) e verso il sud (34,7%). Dati generali che, in punti percentuali, non smentiscono l’andamento occupazionale dei laureati triennali.

Ragionando invece sulla questione preminente, quella che riguarda l’inserimento professionale in pianta stabile, è emerso che a tre anni dalla laurea, la gran parte di quanti svolgono un lavoro iniziato dopo il titolo è occupata in un’attività continuativa: il 91,1% dei laureati nei corsi lunghi e il 92,0% dei “triennali”. Tra questi, quelli che hanno un rapporto di lavoro a termine sono il 37,1% di chi si è laureato nei corsi lunghi e ben il 44,8% dei laureati triennali. Il lavoro part-time riguarda circa un occupato su sette, senza distinzioni particolari in base alla tipologia di laurea: 15,6% tra quanti hanno concluso un corso di laurea della durata di 4-6 anni e 13,7% tra i triennali; in entrambi i casi, comunque, si tratta principalmente di donne. In linea di massima gli uomini sembrano trovare condizioni migliori di inserimento professionale, con quote più elevate rispetto alle donne in termini di occupazione continuativa, contratti senza scadenza e orario pieno. Tra i laureati triennali, tuttavia, lo svantaggio femminile si dimostra decisamente più contenuto (basti pensare agli altissimi livelli occupazionali dei corsi delle professioni infermieristiche e ostetriche, caratterizzati da una forte presenza femminile).
Per quanto riguarda le lauree triennali, i lavori occasionali o stagionali sono soprattutto diffusi nei gruppi psicologico, letterario, educazione fisica e architettura, con quote superiori al 16% (il 25,3% per il gruppo psicologico). Sono occupati con contratti a tempo determinato soprattutto i laureati del gruppo letterario (ben il 71,0%); seguono quelli del gruppo psicologico (67,9%) e geo-biologico (64,9%).

Alessandra Sorge

- Uno Notizie Roma -

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