Pastena, - Frosinone - Sicuramente la presenza del cardinal Ruini a Pastena potrebbe essere stata un evento storico se nel rappresentare la Chiesa che parla il linguaggio semplice e schietto del popolo e che vuol realizzare la sua missione evangelica proponendo i valori della giustizia, della verità, della pace, della solidarietà e della legalità, non fosse stata funzionale a rafforzare il potere politico di un singolo consigliere regionale in procinto di affrontare l’ennesima campagna elettorale.

Effimere sono le pretese di quest'ultimo, di voler inaugurare un percorso di fede, fatto di statue e figure metalliche che sono state prepotentemente collocate su un monte senza che i cittadini ne comprendessero le ragioni e poi loro malgrado, sono stati costretti a subire i capricci vanagloriosi di chi dapprima inserisce sotto la tutela del parco dei Monti Ausoni la zona destinata alla benedizione cardinalizia e poi la sventra e la riordina al di fuori di qualsiasi controllo giurisdizionale.

Non ci sono state né proteste, né lamenti, né vincoli e né controlli, tutto si è potuto fare, anzi si doveva fare per essere pronto per il gran giorno dell’inaugurazione.
 
La strada di accesso, il piazzale per la celebrazione della messa tutto doveva servire per dar via al nuovo business ricreativo dei percorsi della fede.

Conta poco se a mancare è proprio la fede e tutto appare un capolavoro propagandistico che calpesta persino le regole delle leggi dello stato italiano.

I fatti ci dicono che oltre le rappresentazioni celebrative che servono per le notizie in prima pagina ci sono nella memoria dei pastenesi, eventi che hanno indebolito la vera testimonianza di fede quale il recente abbandono di un monastero da parte di una comunità di suore di clausura che non hanno ricevuto il benché minimo contributo per risanare le loro stanze infiltrate da acqua ed umidità.

Si può essere credenti o meno, e se credenti si può avere la libertà di votare per chi si vuole perché la laicità dello stato è un valore che nessuna confessione religiosa può annientare, ma è mortificante per chiunque assistere alla strumentalizzazione della fede che quasi diventa un prodotto di consumo a denominazione di origine controllata.

E’ desolante assistere alla sponsorizzazione di un percorso di fede assolutamente inconsistente per la mancanza di testimonianze, per l’assenza di una storia vissuta , per la fatuità delle esperienze raccontate.

La fede si può raccontare se si vive, se è al centro dell’esperienza dell’uomo, se è il punto di riferimento delle proprie scelte, se riesce a costruire una società in cui lo spazio per l’eterno non viene occupato dagli interessi personali e dalle convenienze del presente.

La fede diventa credibile se le azioni sono coerenti con i valori che si professano ma al contrario suscita dubbi e costernazione se per far valere le sue ragioni o quelle di alcuni suoi interessati sostenitori deforma la storia e la cultura di un paese e peggio ancora se violenta le leggi dello Stato.

Non ci piace questa fede in doppiopetto, dei potenti, dei ricchi e dei furbi, meglio quella di un prete di strada che parla direttamente alla tua coscienza dicendoti che se vuoi affrontare un percorso di fede non devi andare molto lontano ma devi anzitutto guardarti dentro.

Sappiamo di raccontare cose scomode e non importa se saranno in pochi a prenderle sul serio, quel che conta è che esse siano vere.
 
Arturo Gnesi


- Uno Notizie Pastena - Frosinone -
 

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