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L’arresto del clandestino presso l’ospedale di Tarquinia è stato un fatto casuale dovuto alla presenza nella struttura di un funzionario dei Carabinieri.
Nei confronti di tutti gli operatori sanitari italiani non c’è nessun obbligo di segnalazione degli stranieri irregolari che si recano presso le strutture sanitarie. Lo ha ribadito una circolare del Ministero dell’Interno, lo scorso primo dicembre, firmata dal capo dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione, Mario Morcone.

Il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, infatti, nonostante l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare, ha mantenuto in vigore il dispositivo previsto dal comma 5 dell’articolo 35 del Testo Unico sull’immigrazione in cui si vieta espressamente la segnalazione dei cosiddetti migranti irregolari.

Questa precisazione si rende necessaria a seguito di alcuni articoli, pubblicati nei giorni scorsi da diverse testate giornalistiche locali, e relativi alla vicenda di un immigrato clandestino, in possesso di un decreto di espulsione dal territorio italiano, arrestato al Pronto soccorso dell’ospedale di Tarquinia, dove si era recato per un dolore persistente all’orecchio.

I fatti riportati, tuttavia, non si sono svolti esattamente come è stato riportato negli articoli in questione. All’uomo di origine nigeriana, infatti, è stato chiesto, da parte del caposala del Pronto soccorso, la presentazione di un documento d’identità per la registrazione presso l’accettazione e per le cure del caso. Una procedura, questa, che serve a facilitare il percorso terapeutico in ospedale, ma che non presuppone alcun intervento da parte degli operatori sanitari nel caso in cui non venisse esibito il documento richiesto.

Semplicemente si procede con la registrazione del nome e del cognome indicato, anche verbalmente, all’addetto dell’accettazione. Nel caso specifico, il cittadino immigrato ha dichiarato di non essere in possesso della carta d’identità di fronte a un funzionario dei Carabinieri, anche lui presente presso l’ospedale di Tarquinia per essere sottoposto ad accertamenti diagnostici. Il fatto, del tutto casuale, ha provocato un interessamento del funzionario dell’Arma, il quale è venuto a conoscenza che sull’immigrato pendeva un decreto di espulsione e, quindi, ha proceduto con l’arresto dell’uomo.  


La Ausl di Viterbo valuta opportuna questa puntualizzazione perché considera prioritario l’accesso della popolazione immigrata, anche irregolare, ai servizi sanitari. Se passasse, infatti, il messaggio che presso gli ospedali della Tuscia si corre il rischio di essere denunciati alle Forze dell’ordine, si rischierebbe di vedere svaniti tutti gli sforzi compiuti in questi anni nel tentativo di rafforzare l’area della tutela della salute, in particolare, della donna, del bambino e della famiglia appartenenti alla popolazione immigrata.

Proprio ieri (giovedì 15 di aprile), per citare uno di questi programmi, si è concluso il secondo ciclo del corso di base di medicina delle migrazioni “Immigrazione e salute in una società multietnica” che ha visto coinvolti operatori sanitari provenienti da tutti i cinque distretti sanitari del Viterbese e che segna un passo decisivo nella direzione di una piena fruizione dei servizi sanitari da parte di questa categoria di cittadini.


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